Dopo aver recensito poco tempo fa la KiiBoom Phantom 81 V3, mi sono ritrovato ancora una volta con una tastiera KiiBoom sulla scrivania e sì, anche stavolta è stata una gran bella sorpresa. La Moonshadow V2 mi ha convinto fin dal primo contatto, appoggiate le mani sulla scocca ho percepito immediatamente una qualità di alto livello con materiali solidi, struttura ben studiata, rifiniture curate, combinazioni cromatiche eleganti e keycaps che non danno affatto l’idea di essere un elemento secondario.
A un certo punto mi sono persino fermato a riflettere, chiedendomi se le mie aspettative fossero semplicemente troppo basse oppure se stessi inconsciamente sviluppando una sorta di bias nei confronti del brand. Una domanda legittima, soprattutto quando ci si trova consecutivamente a parlare in termini positivi di un prodotto della stessa azienda. Ci ho pensato, però, e mi sono reso conto che non si tratta affatto di questo: la realtà è che KiiBoom continua a sorprendermi per la coerenza del suo percorso e per un approccio che definirei onesto e concreto. Magari il catalogo non è vastissimo, ma quello che propone è ben progettato, ben costruito e pensato con attenzione per l’utente finale.
In questa recensione analizzeremo nel dettaglio ogni aspetto della Moonshadow V2, per capire se è davvero all’altezza delle aspettative e per quali profili di utente può essere una scelta davvero azzeccata.
Packging e contenuto
La KiiBoom Moonshadow V2 arriva in una confezione con grafica colorata e richiami visivi quasi “giocosi”, che contrastano piacevolmente con l’anima più tecnica del prodotto. È un packaging che non passa inosservato e che comunica subito una certa attenzione anche all’esperienza di unboxing. la tastiera è ben protetta alloggiata in un inserto in schiuma sagomata che la tiene saldamente in posizione.




Merita di essere sottolineato e che personalmente ho apprezzato molto, è la presenza in confezione di un secondo plate in PP (polipropilene) oltre a quello in FR4 già installato sulla tastiera. Non è un’aggiunta scontata, soprattutto in questa fascia di prezzo, e rende simbolicamente meno pesante l’assenza di una cover rigida antipolvere da appoggiare sulla tastiera quando non è in uso sulla scrivania.
| Contenuto della confezione | Descrizione |
|---|---|
| Tastiera | Colore Pink |
| Manuale utente | Multilingua |
| Secondo Plate | PP |
| Cavo USB-A ⇄ USB-C | Nylon intrecciato |
| Dongle USB-A | Connessione 2.4Ghz |
| Keycaps extra | 2 pcs |
| Switch extra | 2 pcs |
| Estrattore keycaps e switch | Doppio estrattore |
Specifiche tecniche
Prima di approfondire nel dettaglio ogni singolo aspetto della tastiera, credo sia utile fare un passo indietro e dare uno sguardo d’insieme alle sue caratteristiche tecniche, concentrandoci su quelle che considero le specifiche più rilevanti per capire davvero che tipo di prodotto abbiamo davanti. Per rendere la consultazione più semplice e immediata ho raccolto tutte le informazioni essenziali in un’infografica riassuntiva, così da avere un quadro chiaro e ordinato prima di passare all’analisi approfondita.

Design e materiali
La Moonshadow V2 è una tastiera che riesce a farsi notare senza bisogno di eccessi stilistici, perché punta tutto su proporzioni ben studiate e una coerenza estetica che si percepisce osservandola con calma da ogni angolazione. Il case in alluminio con finitura opaca restituisce immediatamente una sensazione di solidità e la colorazione rosa pastello di questa versione riesce a mantenere una personalità precisa senza risultare fuori contesto su una scrivania ordinata.




Il layout 75% è distribuito in modo razionale come accade in soluzioni di questo tipo e a cui siamo già abbastanza abituati anche con altre soluzioni di altri brand: manopola nell’angolo superioreche spezza la linearità della fila funzione, lateralmente il profilo inclinato del case alleggerisce visivamente la struttura, mentre la parte inferiore mantiene un design pulito con incisione del logo. Anche i keycaps seguono la stessa logica di coerenza, con colazione coordinata e legende a contrasto che non rompono l’armonia generale, contribuendo a quella sensazione di prodotto curato.
Layout 75% ed ergonomia
La Moonshadow V2 adotta un formato 75%, una soluzione che negli ultimi anni si è ritagliata uno spazio molto solido tra chi cerca una tastiera compatta ma non vuole rinunciare a funzioni fondamentali nell’uso quotidiano; si tratta infatti di un layout che conserva la fila dei tasti funzione, le frecce direzionali e il blocco di navigazione essenziale, comprimendo il tutto in una struttura più contenuta rispetto a una TKL tradizionale, ma senza dare la sensazione di “taglio” o sacrificio.

Dal punto di vista ergonomico, la tastiera sceglie una soluzione coerente con la sua impostazione costruttiva: niente piedini regolabili ma un’inclinazione fissa di 5°, integrata direttamente nel design del case. È un approccio che punta più sulla stabilità e sulla solidità strutturale che sulla personalizzazione dell’angolo di battuta. Durante l’utilizzo prolungato, l’angolo scelto si è dimostrato sufficientemente inclinato da favorire una digitazione confortevole ma non così marcato da affaticare nel lungo periodo. Personalmente non ho avvertito l’esigenza immediata di affiancare un poggiapolsi, anche se rimane una soluzione consigliabile per chi preferisce mantenere una postura più rilassata durante sessioni particolarmente lunghe.
Struttura e foam
La tastiera adotta una soluzione interessante per quanto riguarda l’apertura del case, scegliendo un sistema tool-less con catch ball, ma solo nella parte superiore della scocca, mentre nella metà inferiore non troviamo lo stesso meccanismo bensì un semplice appoggio guidato e protetto da inserti in silicone che evitano attriti metallici o fastidiosi “stridii” in fase di chiusura e apertura; è una scelta particolare, perché onestamente mi sarei aspettato una simmetria strutturale con la presenza delle sfere di ritenzione anche nella parte bassa, così da rendere il sistema più uniforme e coerente.

L’apertura richiede comunque una pressione moderata per sganciare il sistema catch ball e, una volta sollevato il top case, ci si trova davanti a un altro aspetto che merita attenzione: la tastiera non utilizza una connessione magnetica interna, ma un flat cable che collega le due parti. È vero che la lunghezza del flat è stata pensata per essere sufficientemente generosa, proprio per ridurre il rischio di strappi accidentali durante l’apertura, ma resta comunque un limite strutturale in un prodotto che punta a facilitare l’accesso interno; in soluzioni di questo tipo, un sistema a pogo pin — come visto ad esempio nella Wobkey Zen65 — avrebbe di certo reso l’esperienza più sicura e immediata. Con la dovuta attenzione non si corrono particolari pericoli, ma è un dettaglio che l’utente deve conoscere, perché una distrazione può sempre capitare.


Nelle immagini PCB e plate FR4 entrambi con FlexCut
Passando alla struttura interna, troviamo di serie un plate in FR4 con flex cut, soluzione che offre una digitazione leggermente più morbida e dinamica, mentre in confezione è incluso anche un plate in PP privo di tagli di flessione, scelta che personalmente considero corretta, perché applicare i flex cut su un materiale come il polipropilene può complicare la gestione degli switch, rendendoli meno stabili e più difficili da installare o rimuovere.

La stratificazione interna è generosa: parliamo di ben sei strati di foam e materiali fonoassorbenti, che lavorano insieme per controllare risonanze e vibrazioni in modo molto efficace, contribuendo a un suono pieno, compatto e ben smorzato; il risultato è un timbro che si colloca in un territorio intermedio tra thocky e clacky, con un controllo notevole sulle frequenze più acute e una risposta sonora che restituisce una sensazione di qualità percepita decisamente superiore alla media. Personalmente l’ho apprezzato molto.
Sound test
Switch e Keycaps
Per quanto riguarda la configurazione provata, la Moonshadow V2 monta gli Flick Switch, una soluzione lineare proprietaria che il brand propone come opzione bilanciata tra fluidità, controllo e resa sonora. Gli switch si presentano con una corsa regolare, senza attriti percepibili già out of the box, e con una pressione che risulta equilibrata sia in scrittura sia in utilizzo più dinamico; non sono eccessivamente leggeri, ma nemmeno affaticanti, e questo li rende adatti a sessioni prolungate senza quella sensazione di stanchezza sulle dita che talvolta si avverte con molle più rigide.
| Specifica | Dettaglio |
|---|---|
| Tipo di switch | Lineari |
| Numero di pin | 5 pin |
| Forza di attuazione | 45 ± 15 gf |
| Forza di bottom-out | 50 ± 15 gf |
| Corsa totale | 3.6 ± 0.2 mm |
| Pre-travel (corsa attiva) | 2.0 ± 0.4 mm |
| Lubrificazione di fabbrica | Sì |
| Materiale case | Upper PC, Bottom Nylon |
| Materiale stem | LY stem |
La risposta è pulita, prevedibile, con un bottom-out ben controllato che si integra perfettamente con la struttura interna ricca di foam di cui abbiamo parlato prima, contribuendo a quel suono compatto e definito che ho particolarmente apprezzato durante le prove. Non sono switch “estremi” o pensati per stupire con soluzioni fuori dagli schemi, ma rappresentano una scelta coerente con l’identità della tastiera: solidi, affidabili e già pronti per offrire una buona esperienza senza necessità immediata di lubrificazioni o interventi correttivi.

Sul fronte keycaps troviamo un set in PBT di ottima qualità, con legende realizzate tramite processo 5-Side Dye-Sub, dettaglio che fa la differenza sia dal punto di vista estetico sia da quello della durabilità nel tempo; la stampa non si limita alla superficie superiore, ma coinvolge più lati del keycap, garantendo una resa più profonda e resistente all’usura. Al tatto il PBT restituisce quella texture leggermente ruvida e asciutta che personalmente preferisco rispetto all’ABS, perché mantiene grip e consistenza anche dopo molte ore di utilizzo.
RGB
La KiiBoom Moonshadow V2 utilizza LED south-facing, una scelta tecnica ormai sempre più diffusa perché migliora la compatibilità con keycaps aftermarket e riduce eventuali interferenze con determinati profili; dal punto di vista visivo la resa è piacevole e contribuisce a creare un’atmosfera elegante sulla scrivania, con effetti luminosi ben diffusi e mai eccessivamente aggressivi.

Va però detto che, essendo i keycaps privi di legende retroilluminate, non si tratta di un’illuminazione pensata per migliorare la leggibilità al buio, quanto piuttosto di una soluzione scenica che valorizza l’estetica complessiva della tastiera; in questo senso l’RGB della Moonshadow V2 svolge perfettamente il suo ruolo, offrendo un impatto visivo gradevole senza pretendere di trasformarsi in un elemento funzionale vero e proprio, e personalmente trovo che, per questa tipologia di prodotto, sia una scelta coerente.
Software
La KiiBoom Moonshadow V2 è QMK & VIA Programmable, e questo cambia completamente il livello di personalizzazione rispetto alle classiche tastiere che si affidano a software proprietari spesso limitati o poco curati. Qui non c’è bisogno di installare applicazioni pesanti o account dedicati: KiiBoom mette a disposizione sul proprio sito il file JSON necessario per il riconoscimento della tastiera all’interno della web app di VIA.

Una volta scaricato il file, è sufficiente accedere alla VIA Web App (consigliato l’utilizzo di Google Chrome per garantire piena compatibilità), caricare il JSON e collegare la tastiera via cavo per iniziare subito a intervenire su remapping dei tasti, creazione di macro, gestione dei layer e personalizzazione degli effetti RGB. L’interfaccia è intuitiva, è possibile selezionare i diversi layer (0, 1, 2, 3) e intervenire direttamente sui singoli tasti semplicemente cliccandoci sopra, assegnando nuove funzioni, combinazioni, macro o comandi multimediali attraverso il pannello inferiore suddiviso per categorie come Basic, Media, Macro, Layers e Lighting.
Il vantaggio principale di questa soluzione è la libertà: non si è vincolati a un software chiuso, e si ha la possibilità di intervenire in maniera piuttosto profonda sul comportamento della tastiera, adattandola alle proprie esigenze lavorative o personali. È un approccio più “aperto” e consapevole, che richiede magari un minimo di curiosità in più rispetto al classico driver plug-and-play, ma che ripaga con una flessibilità decisamente superiore.
Connettività
La KiiBoom Moonshadow V2 offre una connettività tri-mode, quindi può essere utilizzata in modalità cablata tramite USB-C, in wireless a 2,4 GHz con dongle dedicato oppure via Bluetooth, una versatilità che oggi considero quasi imprescindibile per una tastiera di questa fascia, soprattutto se viene usata su più dispositivi nel corso della giornata.

Il passaggio tra le modalità avviene tramite un interruttore fisico posizionato sul retro, soluzione semplice ma efficace, che si affianca a un secondo switch dedicato alla selezione del layout Windows / macOS, dettaglio che rende l’esperienza immediata per chi lavora in ambienti misti; pur non avendo un selettore specifico per Linux, Android o iOS, la compatibilità è comunque garantita, e nella pratica non si incontrano limitazioni particolari nell’utilizzo con questi sistemi.
| Modalità | Polling Rate | Latenza Stimata |
|---|---|---|
| Wired | 1000 Hz | 7.5 ms |
| 2.4 GHz | 1000 Hz | 9 ms |
| Bluetooth | 125 Hz | 20 ms |
Dal punto di vista tecnico, i dati dichiarati sono assolutamente interessanti: in modalità cablata e 2,4 GHz la tastiera raggiunge un polling rate di 1000 Hz, mentre in Bluetooth si attesta a 125 Hz, con latenze rispettivamente di 7,5 ms in wired, 9 ms in 2,4 GHz e circa 20 ms in Bluetooth. Parliamo di numeri che, tradotti nell’esperienza reale, si concretizzano in una risposta pronta e reattiva soprattutto nelle modalità wired e 2,4 GHz, rendendo la Moonshadow V2 adatta non solo alla scrittura e alla produttività ma anche a contesti più dinamici dove la reattività può fare la differenza.
Batteria e autonomia
Secondo quanto dichiarato nelle specifiche ufficiali, la KiiBoom Moonshadow V2 dovrebbe integrare una batteria da 6000 mAh, tuttavia, osservando direttamente il mio esemplare durante l’apertura, la batteria installata riporta una capacità di 4000 mAh, un valore quindi differente rispetto a quanto indicato sul sito del produttore. Non mi è possibile stabilire con certezza il motivo di questa discrepanza: potrebbe trattarsi di una revisione hardware, di una variante produttiva o semplicemente di una differenza legata al sample ricevuto per la recensione, ma è un dettaglio che ritengo corretto segnalare per trasparenza nei confronti di chi sta valutando l’acquisto.

Al netto della capacità effettiva rilevata sul mio modello, i test di autonomia che ho condotto — con RGB attivo al 50% e utilizzo misto tra scrittura e standby — hanno mostrato un consumo progressivo e piuttosto regolare, senza cali improvvisi o comportamenti anomali, segno che la gestione energetica è comunque ben ottimizzata. Considerando che il test è stato svolto con illuminazione sempre attiva, quindi in una condizione non particolarmente parsimoniosa, la durata complessiva si è rivelata coerente con un utilizzo quotidiano distribuito su più giorni.
Un unico episodio degno di nota si è verificato durante un risveglio mattutino: premendo un tasto per riattivare il MacBook Pro, la tastiera si è accesa ma non si è collegata immediatamente al sistema, costringendomi a utilizzare temporaneamente una tastiera di supporto per ristabilire la connessione; non si è ripetuto frequentemente, ma è un comportamento che vale la pena segnalare per completezza. Nel complesso, la batteria da 4.000 mAh si dimostra adeguata alla configurazione tri-mode e all’illuminazione attiva, offrendo un’autonomia concreta e coerente con l’esperienza d’uso quotidiana, soprattutto se si considera che il test è stato condotto con RGB sempre acceso, una condizione tutt’altro che parsimoniosa dal punto di vista energetico.
Prezzo e conclusioni
Al momento della pubblicazione di questa recensione, la KiiBoom Moonshadow V2 risulta acquistabile esclusivamente nella colorazione Pink, ovvero la variante oggetto della prova, anche se nella pagina ufficiale del prodotto compaiono in galleria anche le versioni Silver e Black; non è chiaro se si tratti di colorazioni in arrivo o semplicemente non ancora disponibili, ma è un aspetto da considerare se la scelta estetica per voi è determinante.

La tastiera viene venduta in dollari e, al cambio attuale, comprensiva di spedizione, si posiziona intorno ai 150 euro IVA inclusa, una cifra che la colloca in una fascia competitiva ma non entry-level, dove il mercato propone alternative numerose e spesso molto aggressive sul piano delle specifiche. La differenza, però, sta nell’equilibrio complessivo del progetto: case interamente in alluminio, sistema gasket con 12 punti di sospensione, sei strati di materiale fonoassorbente, doppio plate incluso, tri-mode con polling rate fino a 1000 Hz e piena compatibilità QMK & VIA rappresentano un pacchetto tecnico che, nel complesso, è coerente con il prezzo richiesto. Non è una tastiera priva di osservazioni critiche, perché la discrepanza tra batteria dichiarata e quella effettivamente installata sul sample testato merita chiarimenti, così come la scelta del flat cable interno in luogo di una connessione magnetica o pogo pin avrebbe potuto essere più raffinata; allo stesso modo, la disponibilità limitata alla sola variante Pink può restringere il pubblico interessato in questa fase iniziale.
| PRO ✅ | CONTRO ❌ |
|---|---|
| Case in alluminio solido e ben rifinito | Batteria dichiarata 6000 mAh, sample testato 4000 mAh |
| Gasket con 12 punti + 6 strati di foam (sound eccellente) | Flat cable interno invece di connessione magnetica/pogo |
| Doppio plate incluso (FR4 + PP) | Catch ball solo nella parte superiore |
| Tri-mode 1000 Hz (Wired & 2.4 GHz) | RGB solo scenico (legende non illuminate) |
| QMK & VIA programmabile | Disponibile al momento solo Pink |
Detto questo, la Moonshadow V2 è un prodotto che trasmette qualità, nella resa sonora, nella solidità del case e nella coerenza generale del progetto. Se dovessi riassumerla in poche parole, direi che è una tastiera matura, ben pensata e adatta a chi vuole un 75% in alluminio completo e personalizzabile senza dover entrare nel mondo DIY più spinto, con la consapevolezza di qualche piccolo compromesso ma con la certezza di un’esperienza complessivamente solida e appagante.


