La Epomaker Galaxy70 fa parte della famiglia Galaxy di Epomaker, una linea che punta su tastiere in alluminio già pronte all’uso, con un’attenzione particolare alla sensazione di scrittura e al suono. Dopo la Galaxy68, questo modello porta la stessa idea in un formato più compatto, pensato per chi vuole una tastiera solida, ordinata sulla scrivania e più vicina al mondo custom rispetto alle meccaniche preassemblate più semplici.
Il formato 75% è probabilmente uno degli aspetti più interessanti della Galaxy70: riduce l’ingombro, mantiene i tasti più utili e aggiunge una manopola fisica che può tornare comoda senza trasformare la tastiera in un prodotto troppo particolare. In questa recensione vedremo quindi se la Galaxy70 riesce a distinguersi in una fascia ormai molto affollata, dove non basta più avere il case in alluminio o qualche strato di foam per risultare interessante.
Packaging e contenuto
La confezione della Epomaker Galaxy70 segue l’impostazione tipica di molte tastiere Epomaker: abbastanza semplice, ordinata e senza particolari elementi scenografici. Nel mio caso, però, il pacco è arrivato con la confezione piuttosto provata dalla spedizione. Il cartone esterno non ha retto come mi sarei aspettato da un prodotto di questo tipo, soprattutto considerando che all’interno troviamo una tastiera con case in metallo, quindi più pesante rispetto a una classica meccanica in plastica.




Packaging e contenuto della confezione della Epomaker Galaxy70
La tastiera è comunque protetta internamente da due sagome in materiale assorbi-urti, posizionate sui lati destro e sinistro, che aiutano a tenerla ferma e ad assorbire parte degli urti. Il problema, almeno nella mia unità, riguarda più il cartone della confezione: una volta ceduto un angolo, la struttura perde consistenza e il contenuto risulta inevitabilmente più esposto. Per recuperarla, ho dovuto ricostruire la parte danneggiata con dello scotch, cercando di ridare rigidità alla scatola e preservarla almeno per le foto e per l’archiviazione.
All’interno troviamo tutto il necessario per iniziare a usare la Galaxy70: il cavo USB-C, il ricevitore wireless 2.4 GHz, gli strumenti per rimuovere keycaps e switch, il manuale, 2 keycaps e 2 switch extra sempre molto graditi.
Specifiche tecniche

Design e materiali
La tastiera ha un design piuttosto pulito, con linee morbide, angoli arrotondati e un’impostazione generale che punta molto sulla solidità. Il case in alluminio è uno degli elementi che ne definiscono subito il carattere: appena la si prende in mano si percepisce un peso deciso, che la rende stabile sulla scrivania e le dà una presenza diversa rispetto a molte meccaniche preassemblate con scocca in plastica.
La finitura powder coating ovvero della verniciatura a polvere, contribuisce a darle un aspetto piacevole, con una superficie che al tatto risulta meno fredda rispetto al metallo lasciato più “nudo” 😅. È una scelta che funziona bene anche visivamente, perché rende la Galaxy70 più adatta a una postazione curata, senza però scivolare in un’estetica appariscente.




Alcuni scatti fotografici del design della Epomaker Galaxy70
Il formato compatto aiuta a contenere l’ingombro, ma il peso racconta un’altra cosa: questa non è una tastiera pensata per essere spostata spesso o infilata nello zaino. La Galaxy70 sembra più una tastiera da lasciare stabilmente sulla propria scrivania, dove il case in metallo può dare il meglio in termini di fermezza, sensazione costruttiva e appoggio durante la scrittura.
Buona l’integrazione della manopola nell’angolo superiore destro, si inserisce bene nel layout e rende la tastiera più pratica senza alterarne l’identità. Il feedback restituito dal knob è tra i migliori che abbia provato ultimamente, e anche guardando ad alcune tastiere testate in passato: la rotazione è fluida, precisa, con scatti ben percepibili e una sensazione generale molto riuscita.
Layout ed ergonomia
La Epomaker Galaxy70 utilizza un layout 75%, una soluzione che negli ultimi anni si è ritagliata uno spazio molto interessante tra le tastiere compatte. Il motivo è semplice: permette di recuperare spazio sulla scrivania senza tagliare via troppe funzioni utili. Rispetto a una full-size manca il tastierino numerico, ma restano la riga dei tasti funzione, le frecce direzionali e alcuni tasti di navigazione, elementi che rendono il passaggio meno traumatico rispetto a formati più piccoli.

Nel mio caso, questo tipo di layout resta tra i più comodi per scrivere e lavorare. La tastiera occupa meno spazio lateralmente, lascia più libertà al mouse e mantiene una disposizione ancora abbastanza riconoscibile. Non serve ripensare da zero il proprio modo di usare la tastiera, e questo è un vantaggio concreto per chi vuole un prodotto compatto ma non troppo sacrificato. La presenza della manopola nell’angolo superiore destro aggiunge un controllo rapido che può tornare utile, soprattutto per il volume o per altre funzioni assegnabili. È una scelta ormai frequente in questa categoria, ma sulla Galaxy70 si integra bene con il resto del layout e non ruba spazio a tasti essenziali.

Dal punto di vista ergonomico, la tastiera ha un’altezza frontale e un’inclinazione di 6° che la rendono abbastanza naturale da usare anche senza poggiapolsi, almeno per sessioni non troppo lunghe. Il profilo non è bassissimo, quindi chi è abituato a tastiere low profile o a tastiere Apple potrebbe avvertire un cambio netto nella posizione delle mani. Durante la scrittura la stabilità è uno dei punti che si percepiscono subito, il peso del case in alluminio evita movimenti indesiderati e dà alla tastiera una base molto ferma. Questo aiuta soprattutto quando si scrive con una certa energia o quando si gioca, perché la Galaxy70 resta piantata sulla scrivania e restituisce una sensazione di controllo.
Switch
La Epomaker Galaxy70 è disponibile con switch lineari lubrificati di fabbrica, una scelta in linea con il tipo di esperienza che questa tastiera sembra voler offrire: fluida, controllata e orientata a un suono più pieno. È possibile scegliere la configurazione che più si desidera in fase di acquisto dal sito, Epomaker propone gli Epomaker Zebra oppure gli HUANO Blossom Odyssey, entrambi in formato a 5 pin e compatibili con il PCB hot-swap della tastiera.
Switch che offrono una corsa totale di 3.8 mm, con un punto di attuazione fissato a circa 1.8 mm (±0.3 mm). La forza necessaria per l’attivazione si attesta sui 40g (±5g), mentre il fondo corsa raggiunge i 45g (±5g).

In pratica, sono switch leggeri e rapidi, capaci di restituire una sensazione di controllo reattivo, ideale per chi cerca una digitazione scorrevole senza affaticamento, anche in sessioni prolungate. Se vuoi rendere la digitazione ancora più fluida, leggi la guida sui lubrificanti per switch.
Keycaps
I keycaps della Epomaker Galaxy70 contribuiscono molto all’identità visiva della tastiera. La combinazione tra tasti chiari, accenti più morbidi e modificatori grigi crea un aspetto ordinato, pulito e abbastanza riconoscibile, senza risultare eccessivo sulla scrivania.


Spessore e dettaglio porosità dei keycaps in dotazione con la Epomaker Galaxy70
Al tatto i keycaps restituiscono una sensazione piacevole, con una superficie leggermente ruvida che aiuta il controllo durante la scrittura. Non danno l’impressione di essere troppo lisci o economici, anzi e questo è importante perché i keycaps sono una delle parti con cui si entra più spesso in contatto. La leggibilità delle leggende è buona, non è un dualshot ma dye, stampate sulla superficie invece che integrate nel materiale.
Struttura e gasket mount
La Epomaker Galaxy70 adotta una struttura gasket mount, ma in questo caso non siamo davanti a una soluzione inserita solo per completare la scheda tecnica. Smontando la tastiera si nota una costruzione interna piuttosto curata, composta da sei strati, con un lavoro evidente sul controllo delle vibrazioni, sulla risposta alla digitazione e sulla resa sonora complessiva.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la presenza di plate e PCB con cut, una scelta che contribuisce a rendere la struttura meno rigida sotto le dita. Durante la digitazione questo dettaglio si percepisce parecchio: la Galaxy70 restituisce un feedback più vivo e tangibile rispetto a una costruzione completamente rigida. La pressione dei tasti ha una risposta più accompagnata, meno secca, e questo aiuta a dare alla tastiera una sensazione più raffinata durante la digitazione.

Il sistema gasket è composto da 13 punti a manubrio, foderati in silicone e distribuiti lungo la struttura. Il loro compito è essenzialmente quello di isolare il blocco interno della tastiera dal case, assorbendo parte delle vibrazioni generate durante la digitazione.
Piccola nota, durante lo smontaggio ho però notato anche un dettaglio importante: uno dei cavi collegati alla knob, risultava danneggiato. È stato quasi un caso fortuito accorgersene, anche perché la tastiera continuava comunque a funzionare, ma il cavo era visibilmente compromesso e avrebbe potuto creare problemi nel tempo.

Ne ho approfittato per sistemarlo e ripristinarlo, ma resta un aspetto da segnalare. Non posso sapere se si tratti di un problema isolato della mia unità, magari legato al trasporto o all’assemblaggio.
Sound e sensazioni
La tastiera restituisce un sound piacevole, non emergono rumori metallici, né dalla struttura né dagli stabilizzatori, e questo contribuisce a rendere l’esperienza più solida di quanto l’estetica molto scenografica potrebbe far pensare.
RGB
La retroilluminazione della tastiera è affidata ad RGB south-facing, quindi con LED orientati verso la parte frontale dello switch, una scelta sensata soprattutto perché migliora la compatibilità con diversi set di keycaps e distribuisce la luce in modo più naturale sotto i tasti rispetto a chi la usa.

La resa luminosa è piacevole e abbastanza uniforme, ma resta legata al tipo di keycaps installati. Le legende non sono traslucide, quindi l’RGB non serve a illuminare direttamente i caratteri, ma lavora soprattutto come elemento estetico tra gli spazi dei tasti. Personalmente lo vedo più come un dettaglio di atmosfera che come una funzione indispensabile, mi rendo conto che può valorizzare la tastiera in una postazione più curata o con luce bassa, ma chi preferisce un look sobrio può tranquillamente ridurlo o disattivarlo.

Un piccolo dettaglio estetico si trova anche sotto la zona dei tasti di navigazione, dove Epomaker ha inserito una sottile linea RGB. Non cambia l’esperienza d’uso e non aggiunge una funzione particolare, se non quella dello stato di connessione wireless, ma contribuisce a dare un po’ più di carattere alla Galaxy70 quando la retroilluminazione è attiva.
Connettività
La Epomaker Galaxy70 offre le tre modalità di connessione più utili su una tastiera moderna: USB-C, wireless 2.4 GHz e Bluetooth. La modalità cablata resta la più indicata per chi cerca la risposta più stabile, mentre il 2.4 GHz rappresenta il compromesso migliore per usare la tastiera senza cavo mantenendo una latenza contenuta. Il Bluetooth, invece, torna utile quando si vuole passare tra più dispositivi senza occupare porte USB.
| Modalità | Pooling | Latenza dichiarata |
|---|---|---|
| USB-C | 1000hz | 2.8 ms |
| 2.4 GHz | 1000hz | 5 ms |
| Bluetooth | 125hz | 22 ms |

Un dettaglio pratico è l’alloggiamento del dongle 2.4 GHz direttamente nella scocca, vicino alla parte superiore della tastiera. È una piccola accortezza, ma aiuta a non perdere il ricevitore e rende più ordinata la gestione della tastiera quando non viene usata via cavo.
Batteria e autonomia
La batteria da 4000 mAh, fornisce un valore adeguato di energia, nonostante la connettività wireless e retroilluminazione RGB, permette di usare la tastiera senza cavo con una certa tranquillità, soprattutto se si tiene l’illuminazione spenta o impostata su livelli moderati.

Come sempre, però, l’autonomia reale cambia molto in base all’uso, la connessione 2.4 GHz tende a essere la scelta più sensata per una postazione fissa senza cavo, mentre il Bluetooth può risultare più comodo se si alternano più dispositivi. L’RGB resta il fattore che incide di più in assoluto: acceso con effetti dinamici e intensità massima, riduce inevitabilmente la durata.
Software
Per la Galaxy70, Epomaker mette a disposizione l'Epomaker Galaxy70 Driver, scaricabile dalla pagina ufficiale del prodotto insieme al manuale. È il software da usare per gestire le principali personalizzazioni della tastiera, dalla rimappatura dei tasti alla regolazione dell’RGB, fino alla gestione di eventuali funzioni secondarie.

Non siamo davanti a una tastiera dichiarata VIA/QMK, quindi l’esperienza resta legata al software proprietario Epomaker. Sono assolutamente convinto che per molti utenti sarà sufficiente, soprattutto se l’obiettivo è personalizzare qualche comando o modificare l’illuminazione, ma chi cerca un controllo più aperto e standardizzato potrebbe considerarlo un limite.
Prezzo e posizionamento
La Epomaker Galaxy70 viene proposta sul sito ufficiale a 89,99 dollari, un prezzo interessante se si considera la combinazione di case in alluminio, layout 75%, struttura gasket, connettività tri-mode e batteria integrata. È una fascia in cui la concorrenza è molto forte, ma non tutte le tastiere offrono una costruzione metallica completa a questa cifra.

Il suo posizionamento è quello di una tastiera compatta già pronta all’uso, pensata per chi vuole qualcosa di più curato rispetto a una meccanica entry-level, ma senza entrare nel territorio delle custom più costose. La Galaxy70 prova a occupare proprio quello spazio intermedio: una tastiera solida, completa, personalizzabile quanto basta e con una resa complessiva più matura rispetto alle preassemblate più semplici.
Naturalmente il prezzo va letto anche alla luce di alcuni aspetti emersi durante la prova. La costruzione interna è convincente, il feeling del knob è ottimo e la resa sonora è curata, ma il packaging arrivato danneggiato e il cavo interno compromesso rilevato durante il teardown sono dettagli che meritano attenzione. Non cancellano i pregi della tastiera, ma ricordano che il valore di un prodotto non dipende solo dalla scheda tecnica o dal prezzo.
Nel complesso, la Galaxy70 ha senso per chi cerca una 75% in alluminio, stabile sulla scrivania e già piacevole da usare senza modifiche immediate. Potrebbe convincere meno chi vuole una tastiera più leggera, un software più aperto o un controllo qualità impeccabile su ogni dettaglio.


