La Epomaker Glyph è una tastiera che non passa inosservata e che, fin dal primo sguardo, chiarisce immediatamente di non voler seguire i canoni classici delle tastiere meccaniche compatte a cui siamo ormai abituati. Quello che voglio sottolineare è che non nasce con l’obiettivo di essere semplicemente un layout 75%, perchè quello che fa è occupare un ruolo centrale sulla scrivania, diventando di fatto un oggetto di design, un elemento capace di attirare l’attenzione ancora prima di essere utilizzato per scrivere.
Il richiamo alle macchine da scrivere è evidente e va ben oltre la semplice scelta estetica dei keycaps, estendendosi all’introduzione di una leva meccanica che prova a reinterpretare in chiave moderna un gesto ormai appartenente al passato, ma ancora fortemente evocativo. A questa componente si affiancano un display integrato e una manopola fisica, soluzioni che spostano l’attenzione dalla sola digitazione a un’interazione più ampia con il proprio setup, suggerendo l’idea di una tastiera che vuole fare qualcosa in più. Con la Glyph, Epomaker sembra voler sperimentare in modo più deciso, mescolando un’estetica dichiaratamente rétro puntando su un’esperienza d’uso pensata per chi cerca una tastiera capace di caratterizzare la propria postazione e di offrire un’interazione più “fisica” e consapevole.
In questa recensione non mi limiterò a riportare ciò che la Epomaker Glyph promette sulla carta, ma cercherò di raccontare come si comporta nell’uso reale, tra digitazione quotidiana, ergonomia, sound, utilizzo in wireless e prove su dispositivi mobili come iPad.
Packaging e contenuto
Aprendo la confezione della Epomaker Glyph si ha subito la sensazione di avere tra le mani un prodotto di qualità, la scatola risulta solida e protegge bene il contenuto. All’interno la tastiera è incassata in una struttura in foam spessa e sagomata, che la tiene ferma durante il trasporto, cosa che si apprezza soprattutto su un prodotto di questo tipo. La tastiera arriva già coperta da un copri-tastiera trasparente, uno di quegli accessori che spesso sembrano secondari, ma che nella pratica fanno davvero comodo, soprattutto su una tastiera che punta molto anche sull’estetica e che si vuole preservare dalla polvere.




Gallery Packaging Epomaker Glyph
All’interno della scatola troviamo poi tutto il necessario per iniziare a usarla senza dover pensare ad altro: la guida rapida multilingua, un cavo USB-A / USB-C intrecciato, l’estrattore 2-in-1 per keycaps e switch, tre switch di ricambio e due piedini in gomma extra. È un contenuto essenziale, ma completo, che dimostra una certa attenzione anche agli aspetti più pratici dell’utilizzo.
Specifiche tecniche
Prima di entrare nel merito dell’esperienza d’uso, può essere utile soffermarsi per un momento sulle specifiche tecniche della Epomaker Glyph, per avere un riferimento chiaro di ciò che la tastiera propone sulla carta e per inquadrare meglio alcune scelte progettuali. Di seguito trovi un riepilogo delle caratteristiche principali, raccolte in forma schematica così da poterle consultare rapidamente, prima di passare all’analisi più approfondita.

Design e materiali
Dal punto di vista del design, la Epomaker Glyph è una tastiera che si fa notare immediatamente e che occupa lo spazio sulla scrivania in modo deciso, senza cercare di risultare compatta o discreta a tutti i costi. Le forme sono morbide, arrotondate, soprattutto nella parte posteriore, dove trovano posto il display, la manopola e la leva, elementi che contribuiscono a dare alla tastiera un profilo molto riconoscibile anche osservandola di lato. L’ispirazione alle macchine da scrivere è evidente, ma non sfocia mai in una copia letterale, come la vedo io è una reinterpretazione moderna, che mescola linee rétro con soluzioni chiaramente pensate per un utilizzo attuale e di contesto. I keycaps a profilo uniforme e dalla forma circolare rafforzano molto questo richiamo, mentre la presenza dello slot superiore permette di appoggiare uno smartphone o un tablet, trasformando la Glyph in una sorta di piccola postazione di scrittura compatta, come ho avuto modo di testare anche con il mio iPad di 10ª generazione.




Gallery foto design Epomaker Glyph
Osservandola dalle varie angolazioni, si nota come l’altezza complessiva della tastiera sia uno degli elementi che ne caratterizzano maggiormente il profilo, più per il volume generale che per una reale inclinazione del piano di digitazione. La superficie dei tasti mantiene infatti un’altezza sostanzialmente uniforme dalla parte frontale fino alla fila dei tasti funzione, mentre la variazione di inclinazione è affidata a dei piedini posteriori in gomma, estraibili e capovolgibili, che permettono solo una regolazione minima e non particolarmente evidente secondo il mio parere.
Per quanto riguarda i materiali, Epomaker ha scelto una scocca in plastica ABS, abbinata a una struttura interna che combina plate in ABS e alluminio. Non siamo quindi davanti a un corpo interamente in metallo, ma la tastiera restituisce comunque una sensazione di solidità, complice anche il peso e le dimensioni. I keycaps sono in PBT con stampa dye-sub, una scelta ormai consolidata che garantisce una buona resa nel tempo e una superficie piacevole al tatto, coerente con il tipo di esperienza che la Glyph intende offrire.
Ergonomia e layout
Dal punto di vista ergonomico, questa è una tastiera che richiede inevitabilmente qualche attenzione in più rispetto a una classica 75%, soprattutto a causa del suo design e dimensioni, che si fanno percepire immediatamente. L’altezza complessiva è infatti importante e incide in modo diretto sulla posizione delle mani: dalla base fino alla superficie dei keycaps si superano abbondantemente i quattro centimetri, un valore che porta a sollevare maggiormente i polsi e che rende evidente come questa tastiera non sia pensata per un approccio “neutro” senza alcun poggiapolsi.
Durante le prove ho misurato un’inclinazione massima di circa 2 gradi con i piedini impostati nella posizione più alta, un valore che personalmente ho trovato un po’ limitante: avrei apprezzato un angolo più marcato, intorno ai 4 gradi, che a mio avviso avrebbe reso la digitazione più naturale. Resta però una valutazione soggettiva, legata al modo in cui ciascuno imposta la propria postazione e al tipo di comfort che cerca, ed è giusto sottolineare come il concetto di ergonomia cambi sensibilmente da persona a persona.

Un aspetto che incide ulteriormente sull’ergonomia della Epomaker Glyph è la presenza dello slot superiore, pensato per ospitare uno smartphone o un tablet e ampliare il modo in cui la tastiera può essere utilizzata all’interno di una postazione di lavoro. Ho testato la tastiera utilizzandola con un iPad inserito direttamente nello slot, trasformando di fatto la Glyph in una piccola postazione di scrittura compatta, nella quale schermo e tastiera risultano perfettamente allineati sullo stesso asse visivo. Si tratta di una soluzione che funziona bene sia dal punto di vista pratico sia da quello estetico, ma che rende evidente la necessità di prestare particolare attenzione alla postura e al supporto dei polsi, soprattutto durante sessioni di scrittura prolungate.

Proprio per questo motivo, l’utilizzo di un poggiapolsi smette di essere un semplice consiglio e diventa quasi una necessità, soprattutto quando si scrive per periodi prolungati e si vuole mantenere una posizione delle mani più naturale e meno affaticante. In questo contesto, la scelta di Epomaker di includerlo direttamente in confezione è apprezzabile, evitando all’utente di dover intervenire subito con accessori esterni.
Passando al layout 75%, la disposizione dei tasti è quella classica e ormai consolidata, capace di offrire un buon compromesso tra ingombro sulla scrivania e accesso diretto ai tasti funzione e di navigazione, senza costringere a combinazioni eccessive. Nonostante l’estetica particolare, l’adattamento risulta rapido e non richiede un vero periodo di apprendimento, anche perché le distanze e le proporzioni restano familiari.
Struttura e insonorizzazione
Per capire davvero come si comporta la Epomaker Glyph dal punto di vista strutturale e della resa sonora, ho eseguito il teardown completo della tastiera, come faccio abitualmente durante le recensioni, proprio per andare oltre le dichiarazioni del produttore e osservare da vicino come sono organizzati i componenti interni. La prima cosa che vale la pena chiarire riguarda la qualità costruttiva: nonostante la scocca sia realizzata interamente in plastica ABS, una scelta che sulla carta potrebbe far storcere il naso, la tastiera restituisce invece una sensazione di solidità una volta tra le mani, con plastiche spesse e ben accoppiate, che non trasmettono l’idea di un prodotto fragile.

Il teardown, però, non è stato immediato, dopo aver separato le plastiche di contorno e le viti nascoste sotto i piedini posteriori, mi sono reso conto che la tastiera non si separava completamente, nonostante non volessi forzare nulla. Solo osservando meglio l’interno attraverso le fessure ho notato la presenza di ulteriori punti di fissaggio, nascosti sotto la targhetta metallica inferiore, quella che ospita anche l’alloggiamento del dongle wireless.

Questa targhetta non è fissata magneticamente, come inizialmente avevo sperato, ma incollata direttamente alla scocca con della colla, rendendo l’accesso alla parte interna decisamente meno immediato di quanto ci si aspetterebbe da una tastiera meccanica. Per riuscire a rimuoverla è stato necessario intervenire con molta cautela, utilizzando strumenti sottili, un’operazione che personalmente non mi sentirei di consigliare all’utente medio. Ed è proprio qui che emerge uno dei limiti più evidenti della Glyph dal punto di vista della personalizzazione: trattandosi a tutti gli effetti di una tastiera meccanica, nel tempo potrebbe nascere l’esigenza di accedere all’interno per interventi comuni come il cambio degli stabilizzatori, eventuali modifiche agli strati interni per personalizzare la resa sonora o la sostituzione delle batterie. In questo caso, però, l’accesso risulta piuttosto complicato, limitando una delle libertà che molti appassionati di tastiere meccaniche danno ormai per scontata.


I cinque strati di insonorizzazione interni della tastiera
Una volta aperta, la struttura interna è piuttosto chiara: non è presente alcun sistema gasket, e il PCB così come il plate sono avvitati direttamente al top case, confermando una struttura top-mount rigida. Gli strati di smorzamento sono comunque presenti e ben visibili, con diversi livelli dedicati al controllo delle vibrazioni, oltre a uno strato spesso di silicone posizionato sul fondo, a copertura delle batterie. Il plate in alluminio, visibile sotto i keycaps, è separato dal PCB da uno strato in ABS, una scelta probabilmente legata sia a esigenze di isolamento elettrico sia al controllo del suono, evitando che l’alluminio trasmetta direttamente vibrazioni o risonanze al circuito sottostante. Il risultato è una digitazione piuttosto ferma e controllata, priva di flessione, coerente con l’impostazione rigida della tastiera.
Progettazione interna
Superato lo scoglio dell’accesso all’interno della tastiera, che rimane l’aspetto più discutibile del teardown, è difficile non notare la complessità progettuale che si nasconde sotto la scocca della Epomaker Glyph. È vero che non siamo davanti a una struttura gasket, e che PCB e plate sono avvitati direttamente al top case, ma questa scelta appare molto più comprensibile se si osserva attentamente tutto ciò che converge sulla scheda principale. Il PCB non gestisce soltanto switch e retroilluminazione, ma concentra una quantità importante di componenti e connessioni: i due display, la leva in stile macchina da scrivere, la manopola, la striscia LED, gli indicatori di statointegrati nel case, oltre alla gestione delle due batterie e delle diverse modalità di connessione. In un contesto di questo tipo, la scelta di una struttura più rigida e tradizionale diventa comprensibile, se non addirittura necessaria, per garantire stabilità e affidabilità nel funzionamento complessivo.

È uno di quei casi in cui il progetto va letto nel suo insieme: la Glyph non nasce come una tastiera pensata per essere smontata e modificata di frequente, ma come un sistema complesso, dove design, controlli fisici, display e illuminazione convivono in uno spazio estremamente denso. Guardandola da questa prospettiva, emerge chiaramente il lavoro di equilibrio tra estetica, funzionalità e vincoli tecnici, dando forma a un prodotto che non segue soluzioni convenzionali, ma prova a costruire qualcosa di diverso. È proprio in questi dettagli che si coglie il lato più interessante del progetto: al di là delle preferenze personali e dei compromessi inevitabili, la Epomaker Glyph restituisce la sensazione di una tastiera pensata e ingegnerizzata, più che semplicemente assemblata, e questo contribuisce a definirne l’identità, nel bene e nel male.
Sound test
RGB, Switch e Keycaps
Dal punto di vista della resa luminosa, la Glyph offre RGB per-tasto regolabile, con LED south-facing, una scelta che evita interferenze con i keycaps e migliora la distribuzione della luce, soprattutto in combinazione con switch dotati di diffusore. A questo si aggiunge una striscia RGB posteriore, che proietta la luce sul retro della tastiera per un alone luminoso sul piano della scrivania che contribuisce a rafforzare l’identità visiva del prodotto. Interessante è il modo in cui l’RGB viene gestito, senza passare necessariamente dal software del computer.

Attraverso il display integrato sul lato destro, è infatti possibile accedere direttamente alle impostazioni di illuminazione: premendo Fn + Knob si sposta il focus della manopola dalla regolazione del volume, impostata di default, al controllo del display. A schermo viene così mostrata la lista degli effetti disponibili, che possono essere scorsi semplicemente ruotando la manopola, con una preview immediata direttamente sulla tastiera. Allo stesso modo è possibile intervenire su velocità degli effetti, luminosità e colore, sempre tramite la manopola, rendendo la personalizzazione rapida, senza interrompere il flusso di utilizzo o dover aprire applicazioni esterne. È una soluzione che si sposa bene con il concept della Glyph come tastiera “fisica”, dove l’interazione passa prima di tutto attraverso elementi fisici.

Gli switch montati sulla Epomaker Glyph non sono una novità assoluta per chi conosce già il catalogo del brand, i Wisteria lineari sono stati utilizzati anche su altri modelli Epomaker, e qui tornano con lo stesso obiettivo, contribuire in modo evidente sia all’esperienza di digitazione sia all’impatto visivo complessivo della tastiera. La presenza del diffusore per la luce è centrale nella resa estetica: con l’RGB attivo, i keycaps sembrano quasi sospesi sopra una base luminosa uniforme, un effetto ulteriormente enfatizzato dal plate in alluminio bianco, che riflette e amplifica la luce.
Dal punto di vista della digitazione, i Wisteria puntano tutto sulla fluidità. La combinazione di stelo in POM, top housing in policarbonato e base in PA66 restituisce una corsa liscia, con attriti ridotti e un buon controllo del rumore, caratteristiche che emergono chiaramente durante la scrittura. La lubrificazione di fabbrica completa il quadro, rendendo gli switch pronti all’uso fin dal primo momento, senza richiedere interventi aggiuntivi.

Con una forza di attuazione di 45 gf, un pre-travel di 2,0 mm e una corsa totale di 3,6 mm, offrono una risposta leggera e scorrevole, ideale per una digitazione veloce e prolungata. Non sono pensati per chi cerca un feedback marcato o una risposta particolarmente decisa, ma trovano un buon equilibrio tra leggerezza e controllo, risultando adatti a chi predilige una scrittura fluida senza sensazioni troppo cedevoli.

I keycaps in PBT con stampa dye-sub, dal profilo uniforme e dalla forma circolare, contribuiscono in modo evidente all’identità della tastiera e al richiamo estetico alle macchine da scrivere. Insieme agli switch e alla resa dell’RGB, aiutano a creare un’atmosfera visiva molto riconoscibile. Non essendo shine-through, le legende non sono illuminate direttamente: la luce si concentra sotto i keycaps e attorno al plate in alluminio bianco, con un effetto scenico piacevole ma con una leggibilità decisamente ridotta al buio, soprattutto per chi non digita a memoria.
Display e leva
Uno degli aspetti che più caratterizzano la Epomaker Glyph e che contribuiscono in modo evidente a distinguerla da una tastiera meccanica tradizionale è la presenza di una serie di controlli fisici e visivi che ampliano il concetto stesso di interazione, a partire dai due display integrati, ciascuno pensato con un ruolo ben preciso e con una forte identità estetica. Sul lato sinistro della tastiera troviamo una striscia LCD monocromatica, realizzata come matrice di punti, che mostra giorno, mese e anno in una forma estremamente stilizzata e scenica, più orientata a creare atmosfera che a fornire informazioni operative. È un display che richiama in modo diretto un’estetica rétro e contribuisce a rendere la Glyph super riconoscibile una volta posizionata sulla scrivania.

Sul lato destro è invece presente un secondo display, decisamente più orientato all’interazione, che funge da vero e proprio centro di controllo della tastiera. Da qui è possibile visualizzare l’ora, controllare e cambiare la modalità di connessione, passando tra Bluetooth con tre profili dedicati, connessione wireless a 2.4 GHz e collegamento via cavo, oltre ad accedere alle principali impostazioni della tastiera senza la necessità di aprire il software su computer. Resta però un piccolo punto critico: ora e data, informazioni fondamentali e sempre visibili, non possono essere regolate direttamente dalla tastiera, costringendo l’utente a passare dal computer anche per una modifica così basilare, una scelta che stona leggermente, soprattutto considerando che dalla tastiera è possibile intervenire su aspetti ben più avanzati come effetti RGB, colori, layout; una gestione più autonoma di ora e data avrebbe reso l’esperienza complessiva ancora più coerente.
La manopola multifunzione, che di default è assegnata al controllo del volume ma che, tramite la combinazione Fn + Knob, consente di spostare il focus sul display, permettendo di navigare tra le varie voci di menu semplicemente ruotando la manopola. Attraverso questa interazione è possibile selezionare e visualizzare in tempo reale gli effetti RGB, modificarne parametri come luminosità, velocità e colore, e avere un’anteprima immediata direttamente sulla tastiera, rendendo la personalizzazione rapida e intuitiva.

A completare questo sistema di controlli c’è la leva posizionata sul lato sinistro, uno degli elementi più iconici e discussi della Epomaker Glyph. Svolge due funzioni distinte: spinta verso l’alto agisce come tasto Enter, mentre tirata verso il basso assume la funzione di Backspace, richiamando in modo diretto l’interazione delle macchine da scrivere, dove la leva veniva utilizzata per andare a capo e iniziare una nuova riga di battitura. È una scelta che punta chiaramente a introdurre un gesto meccanico più marcato, rafforzando l’idea di un’interazione fisica e consapevole, che va oltre la semplice pressione di un tasto.
Nell’utilizzo reale, però, questa soluzione mostra anche qualche limite: durante le mie prove mi è capitato più volte che la leva restasse in una posizione non perfettamente neutra, continuando ad attivare la funzione associata, con il risultato di cancellare testo o andare a capo in modo ripetuto e involontario. In un’occasione mi sono ritrovato a perdere diverse righe di testo prima di accorgermi del problema, un comportamento che, almeno nella mia esperienza, può risultare fastidioso e potenzialmente problematico durante la scrittura. Resta una caratteristica affascinante e coerente con il concept della tastiera, ma è anche uno di quegli elementi che richiedono un po’ di attenzione in più e che potrebbero non essere adatti a tutti, soprattutto a chi scrive molto e in modo continuativo.
Software
Al momento della stesura di questa recensione, la Epomaker Glyph non dispone ancora di un software ufficiale scaricabile, indicato come “coming soon” sulla pagina del prodotto. Di conseguenza, questa parte della valutazione è necessariamente preliminare e basata su quanto già oggi è possibile gestire direttamente dalla tastiera.
È già confermato che la Glyph non sarà compatibile con QMK/VIA, mentre il supporto software sarà affidato al driver proprietario Epomaker, compatibile con Windows e macOS. È lecito aspettarsi che il software permetta di ampliare e centralizzare le impostazioni già accessibili dall’hardware, includendo la gestione di layout, illuminazione, data e ora visualizzate sui display, oltre alle opzioni legate al risparmio energetico e allo standby. La tastiera resta comunque utilizzabile e configurabile anche senza software, ma questa sezione della recensione verrà aggiornata non appena il driver sarà disponibile, così da valutarne concretamente funzionalità e impatto sull’esperienza complessiva.
Connettività
La Epomaker Glyph offre una connettività completa e flessibile, pensata per adattarsi facilmente a contesti di utilizzo diversi grazie alla tripla modalità di collegamento che include Bluetooth, wireless a 2.4 GHz tramite dongle e connessione via cavo USB. Questa combinazione permette di usare la tastiera sia su una postazione fissa sia in scenari più dinamici, passando da un dispositivo all’altro senza particolari complicazioni.

Il Bluetooth supporta fino a tre profili, una soluzione pratica per chi lavora con più dispositivi come computer, tablet o smartphone, mentre la connessione 2.4 GHz restituisce un’esperienza più vicina a quella cablata in termini di reattività, risultando ideale per l’uso su desktop. Il dongle è alloggiato nella parte inferiore della tastiera ed è sempre facilmente accessibile.
| Modalità di connessione | Polling rate |
|---|---|
| Bluetooth | 125 Hz |
| Wireless 2.4 GHz | 1000 Hz |
| USB (cablata) | 1000 Hz |
Il collegamento via cavo resta l’opzione più diretta e affidabile, utile sia per l’utilizzo continuo sia per la ricarica e la configurazione tramite software. Nel complesso, la gestione della connettività risulta chiara e ben integrata anche grazie al supporto dei display, che aiutano a tenere sempre sotto controllo la modalità attiva, rafforzando l’idea della Glyph come tastiera pensata per adattarsi a setup diversi.
Batteria e autonomia
La Epomaker Glyph integra una batteria complessiva dichiarata da 8000 mAh, ottenuta tramite due celle interne, e il dato assume un peso diverso dal solito se rapportato a tutto ciò che la tastiera deve alimentare costantemente. Non si tratta infatti soltanto di sostenere la connessione wireless, ma anche una serie di elementi sempre attivi che su molte tastiere meccaniche semplicemente non esistono, come i due display, l’RGB per-tasto o la striscia LED posteriore che diffonde luce sulla scrivania, oltre a tutta l’elettronica necessaria per gestire manopola, leva, indicatori di stato e funzioni avanzate. In questo scenario, il consumo energetico inevitabilmente cresce, ma è interessante notare come Epomaker abbia scelto di non sacrificare nessuna di queste componenti, preferendo offrire un’autonomia coerente con il concept della tastiera. Ciò che fa la differenza, però, è il modo in cui questa autonomia viene comunicata e gestita: tra indicatori visivi, controlli rapidi direttamente dalla tastiera (Fn + Backspace si illuminano i tasti numerici da 1 a 0) e una risposta piuttosto prevedibile nel tempo, l’utente ha sempre una buona percezione dello stato della batteria, riducendo l’effetto sorpresa e permettendo di adattare l’uso in base alle proprie esigenze.

Durante le mie giornate di utilizzo ho annotato orario e percentuale residua per farmi un’idea concreta dell’autonomia in uno scenario impegnativo, cioè con display attivi, striscia posteriore accesa e RGB a intensità media: in circa 14 ore la batteria è scesa di 18 punti percentuali che, proiettato su un ciclo completo, porta a una stima realistica nell’ordine di circa 70/85 ore in condizioni simili. La lettura della percentuale non è sempre perfettamente lineare, in alcuni momenti scende in modo più regolare e in altri sembra fare piccoli “salti”, cosa piuttosto comune nei dispositivi wireless.
Prezzo e conclusioni
Al momento della stesura di questa recensione, il prezzo della Epomaker Glyph non è ancora stato comunicato ufficialmente, dal momento che la tastiera non è ancora disponibile per l’acquisto. Si tratta quindi di un’informazione che sarà fondamentale per completare il giudizio complessivo, e che verrà aggiornata non appena il prodotto arriverà sul mercato.

Tirando le somme, la Epomaker Glyph è una tastiera che difficilmente lascia indifferenti, è un prodotto che punta con decisione su carattere, identità e presenza sulla scrivania, mettendo al centro un’esperienza fatta di controlli fisici, display, illuminazione e gesti meccanici che vanno oltre la semplice digitazione. In molti aspetti riesce a colpire nel segno, soprattutto per la capacità di integrare elementi complessi, come doppio display, leva, knob, RGB avanzato e connettività completa, in un unico oggetto che prova a comportarsi come un vero centro di comando sulla scrivania. Allo stesso tempo, non è una tastiera priva di compromessi e lo vediamo dall’ergonomia ad esempio che richiede quasi sempre l'utilizzo di un poggiapolsi , l’accesso all’interno non è immediato e alcune soluzioni, le incertezze tangibili nell'uso della leva o la leggibilità dei keycaps al buio, possono non adattarsi a tutti. Sono scelte che privilegiano atmosfera e concept rispetto alla funzionalità più tradizionale, e che secondo me vanno comprese prima dell’acquisto.
| ✅ Consigliata a chi | ❌ Non consigliata se |
|---|---|
| Cerca una tastiera con forte personalità | Vuoi una tastiera minimale |
| Piace un’interazione fisica e scenografica | Preferisci un’esperienza classica e lineare |
| Usa spesso più dispositivi | Scrivi spesso al buio guardando i tasti |
| Apprezza display, controlli e atmosfera RGB | Vuoi facile accesso interno e modding |
| Cerca qualcosa di diverso dal solito |
La Epomaker Glyph non è quindi una tastiera universale, né prova a esserlo sia chiaro, è una proposta pensata per chi cerca qualcosa di diverso, per chi apprezza un’interazione più fisica e di stile, e per chi è disposto ad accettare qualche limite in cambio di un’esperienza unica e assolutamente riconoscibile. Il giudizio finale, inevitabilmente, passerà anche dal prezzo e dal software quando disponibili, ma già oggi è chiaro che ci troviamo davanti a una tastiera che prova a uscire dagli schemi e a costruire una propria personalità, nel bene e nel male.
Ringraziamenti
Ringrazio Epomaker per avermi dato la possibilità di provare la Glyph in anteprima e per aver supportato il lavoro di recensione, lasciandomi totale libertà di valutazione. Un grazie va anche a chi ha letto fin qui la recensione: spero che le impressioni e i dettagli raccolti durante le prove possano essere utili per farsi un’idea il più possibile concreta di questa tastiera così particolare.


